L’Italia nell’economia internazionale

Le proiezioni previsionali segnalano per il 2015 un rallentamento della crescita globale rispetto all’anno precedente, che dovrebbe attestarsi al 3,1 per cento. La causa è la frenata dei Paesi emergenti, appesantiti da volatilità finanziaria, cedimento del prezzo delle commodity e dal deprezzamento delle valute, a zavorrare la crescita mondiale; in particolare la Cina è nel mezzo di una complessa fase di transizione da un modello incentrato sulle esportazioni ad uno imperniato sui consumi interni; le traiettorie di sviluppo delle aree di più consolidata industrializzazione evidenziano un ritmo migliorativo definibile come moderato supportato da efficaci politiche monetarie.
A causa della decelerazione degli scambi internazionali nei Paesi emergenti nelle stime previsionali del FMI il tasso di crescita del commercio mondiale è destinato a rallentare dal 3,3 per cento del 2014 al 3,2 per cento del 2015, mentre nel 2016 si ipotizza una accelerazione della dinamica degli scambi.
La Commissione Europea prefigura per l’Area Euro una lievitazione del PIL reale dell’1,6 per cento nel 2015, dell’1,8 per cento nel 2016 e dell’1,9 per cento nel 2017.
I principali parametri economici in modo univoco evidenziano l’emancipazione dell’Italia dalla lunga stagione recessiva: ad alimentare il motore della crescita sono soprattutto i consumi delle famiglie, ma pure gli investimenti in macchinari, attrezzature e beni immateriali: per l’Istat il PIL italiano crescerà dello 0,9 per cento in termini reali nel 2015 e dell’1,4 per cento nel 2016 e nel 2017.

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